
Allarme cifosi tra i bambini, Ruosi: “Basta Play Station, devono fare più sport”
“Negli ultimi 10 anni è stato registrato un aumento fino al 700 per cento dei casi di cifosi nelle scuole medie inferiori. Siamo all’evoluzione della specie, se andiamo avanti così avremo una generazione con problemi cronici alla schiena, incapace di assumere una posizione eretta”.
Il grido di allarme arriva da Carlo Ruosi, professore di Ortopedia e Traumatologia all’Università Federico II di Napoli. Presidente di SIOT, Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, Ruosi collabora anche con Mediconsult. E’ specializzato nello studio e la cura di tutte le patologie e i disturbi legati alla colonna vertebrale.
Professore, quali sono le cause di questa preoccupante tendenza?
L’uso, anzi l’abuso delle nuove tecnologie. Negli ultimi dieci anni è l’unico grande cambiamento sociale che ha attraversato le nostre vite, non vedo altre spiegazioni. Parliamo di posture scorrette, che possono degenerare con l’età. L’uso di tablet, pc e smartphone, per non parlare della play station, è responsabile in moltissimi casi della cifosi, condizione che interessa la colonna vertebrale del bambino, maschio o femmina, che non riesce a mantenere la posizione eretta del tronco e delle spalle, sia seduto sia in piedi.
Cosa si può fare per arginare il fenomeno?
Bisogna riprendere a fare sport, stare all’aria aperta, cambiare le abitudini. Ci sono tantissimi genitori che mi confessano che i loro figli trascorrono anche 12-14 ore davanti alla play station. Praticamente se ne staccano solo per mangiare e dormire, è una situazione assurda.
Ma un bambino quanto tempo dovrebbe trascorrere davanti ad uno smartphone o con la play station per non correre il rischio di provocare danni permanenti?
E’ una domanda che mi fanno spesso anche i genitori, ai quali ricordo che un bambino di 4 o 5 anni non dovrebbe proprio averlo uno smartphone. Fino a qualche anno fa si cercava di evitare l’uso delle tecnologie almeno fino alle scuole medie, ora anche questo limite è saltato. In ogni caso, un bambino così piccolo non dovrebbe trascorrere più di mezz’ora con uno smartphone. La verità è che questi strumenti hanno ormai una funzione sociale fondamentale in molte famiglie: hanno di fatto sostituito i baby-sitter. Lo sport costa, una baby-sitter anche e così molti genitori hanno trovato una soluzione ai loro problemi.
Colpa dunque dei genitori, i primi magari a subire la dipendenza dalle tecnologie?
Non c’è dubbio, quando ci parlo mi rendo conto che sono spesso impotenti, incapaci di far cambiare certe abitudini. E’ vero, anche noi adulti siamo dipendenti dalle tecnologie, anche noi utilizziamo lo smartphone o il pc in posizione non corretta, ma nel nostro caso le conseguenze sono decisamente meno traumatiche. Siamo destinati a soffrire di mal di schiena, ma la nostra struttura ormai è formata. I ragazzi invece, per non parlare dei bambini, hanno ossa ancora flessibili e un abuso di questi strumenti tecnologici è destinato a modificare per sempre la loro struttura.
Cosa bisogna fare per evitare che si producano danni irreparabili?
In questi casi è fondamentale una diagnosi precoce. Mentre in fase iniziale è possibile intervenire con rieducazione motoria e ginnastica appropriata, in fase avanzata è necessario far indossare al bambino il busto ortopedico. Diciamo che fino agli 8, 9 anni è possibile ancora un recupero completo. Nel caso invece in cui la diagnosi arrivi troppo tardi, si deve ricorrere alla chirurgia. Certo i busti sono una risposta, ma si può mai pensare di far indossare il busto ad intere generazioni? E’ da società civile?
Prego continui.
La prima soluzione resta quella di ridurre l’uso delle tecnologie, su questo non c’è dubbio. Ci sono altre concause, come l’aumento dell’altezza media che porta ad incurvare le spalle, ma non c’è dubbio che la prima causa sia quella. I ragazzi vanno riabituati ad uscire, a fare sport in maniera sana. L’aspetto fisico è quello che io, da professionista, osservo con maggiore attenzione, ma è chiaro che le conseguenze sono drammatiche anche su altri versanti.
A cosa si riferisce in particolare?
Mi capita spesso, per motivi professionali, di confrontarmi con il mondo della scuola, con professori e dirigenti che mi segnalano la cronica difficoltà di questi ragazzi a scrivere senza un tablet o uno smartphone davanti. Il foglio bianco è diventato un incubo. Da ortopedico mi soffermo naturalmente sulla postura scorretta e i problemi legati alla colonna vertebrale, ma la situazione è anche più complessa. Bisogna invertire rapidamente rotta, è un appello che lancio ormai da anni. E’ chiaro che non si può pensare di cambiare tutto e tornare indietro nel tempo, ma certi fenomeni vanno quantomeno arginati e limitati: è in gioco il futuro e la vita dei nostri ragazzi.